Updated on Dicembre 6, 2022
Fioritura della Posidonia : un evento pieno di speranza
La Posidonia oceanica è una specie endemica del Mar Mediterraneo. Questa fanerogama di grandi dimensioni e a crescita lenta si sviluppa su rocce e fondali sabbiosi in acque pulite, dalla superficie a oltre 40 metri di profondità (Hemminga e Duarte 2000). La posidonia costituisce formazioni caratteristiche chiamate “praterie di posidonia” o “letti di posidonia” che sono habitat molto importanti nell’ecosistema marino. Queste estese praterie forniscono habitat e nutrimento a molte specie di pesci, crostacei, molluschi, briozoi ed a molte specie di piante. Le foglie della Posidonia riducono la velocità della corrente proteggendo la spiaggia dall’erosione e le praterie producono anche grandi quantità di ossigeno attraverso la fotosintesi, contribuendo all’assorbimento delle emissioni di CO2 grazie alla sua elevata capacità di fissazione del carbonio. Per la sua importanza, le praterie di posidonia costituiscono un habitat protetto dalla legge europea (Habitat prioritario nella Direttiva ‘Habitat’ 92/43/CEE). Purtroppo, negli ultimi decenni le praterie di posidonia stanno subendo una regressione, soprattutto a causa della pesca a strascico e dell’ancoraggio, due attività che causano gravi danni alle praterie.
La Posidonia si propaga principalmente attraverso la riproduzione vegetativa tramite l’allungamento dei rizomi e le talee. Tuttavia, la Posidonia può anche riprodursi per via sessuale, il che aumenta la ricombinazione genomica, favorendo l’adattamento e aumentando la resilienza della specie ai cambiamenti ambientali. Possiamo quindi affermare che la Posidonia può fiorire anche sotto il mare, evento che si verifica di rado, in autunno, ogni cinque-dieci anni. I fiori sono ermafroditi, cioè maschi e femmine allo stesso tempo. I frutti richiedono dai 6 ai 9 mesi per maturare. Tra maggio e luglio si staccano e galleggiano per un po’, per poi finire sulle spiagge.
L’anno scorso il progetto M.A.R.E. ha partecipato a un’indagine per raccogliere informazioni e campioni di Posidonia per conto del Ministero della Transizione Ecologica italiano. L’indagine è stata condotta nell’Area Marina Protetta Regno
di Nettuno, che comprende le isole di Ischia, Procida e Vivara. Durante lo svolgimento di questa attività, a fine ottobre e novembre, abbiamo osservato un grande evento di fioritura che si stava verificando non solo nel Regno di Nettuno ma anche a Punta Campanella, come abbiamo scoperto in seguito. Le misurazioni effettuate nel Regno di Nettuno indicavano un’alta densità di fiori: abbiamo trovato da 10 a 30 fiori di Posidonia in quadratini di 40 cm x 40 cm. Questa abbondanza di fiori ha avuto come conseguenza una grande produzione di semi, che sono finiti sulle spiagge in grandi quantità, e questo è ciò che osserveremo prossima primavera nel litorale campano. Vi invitiamo ad aprire gli occhi durante le vostre passeggiate in spiaggia per osservare questo insolito fenomeno. Sulla spiaggia si trovano i frutti della Posidonia, le cosiddette “olive di mare”.
Ma perché questo accade? Studi sulla Posidonia marina suggeriscono che la fioritura è principalmente legata alle alte temperature e, in effetti, Ruiz et al. (2018) hanno scoperto in uno studio sperimentale che l’esposizione al calore può servire come innesco primario della fioritura nella Posidonia. Normalmente, le temperature molto elevate stressano la Posidonia, inibendone la crescita. Pertanto, per una pianta sessile, la produzione di semi è la migliore strategia di fuga per superare le condizioni di stress. È probabile che fattori diversi dalla temperatura ambientale, tra cui fattori genetici, fisiologici e legati all’età, siano coinvolti nel determinare della fioritura. Nonostante non tutti i fattori che influenzano questo fenomeno siano ben compresi, la fioritura della Posidonia sembra essere una strategia di speranza nel contesto del riscaldamento globale. C’è un notevole spazio per l’ottimismo, poiché sembra che la nostra stimata fanerogame possano rispondere all’aumento della temperatura in modi più plastici, più complessi e potenzialmente più resilienti di quanto immaginato in precedenza. Nonostante non siano state pubblicate prove scientifiche di questo evento straordinario avvenuto lo scorso anno, esperti come Gabriele Procaccini della Stazione Zoologica Anton Dohrn (Napoli) hanno confermato che l’abbondanza di fiori è qualcosa che non si era mai visto in quest’area. Se siete interessati a saperne di più su Posidonia e su questo straordinario evento, vi invitiamo a guardare il seminario “Le Praterie sommerse del Mediterraneo” della Stazione Zoologica Anton Dohrn.
Claudia Gaspar García
Bibliografia
Hemminga, M. A., & Duarte, C. M. (2000). Seagrass ecology. Cambridge University Press.
https://www.cambridge.org/core/books/seagrass-ecology/53A7465F196885C57CF1977DF226C77D
https://books.google.it/books/about/Seagrass_Ecology.html?id=uet0dSgzhrsC&redir_esc=y
Luque, Á. A., & Templado, J. (2004). Praderas y bosques marinos de Andalucía. Junta de Andalucía, Sevilla.
https://uicnmed.org/bibliotecavirtualposidonia/wp-content/uploads/2014/12/Praderas-y-bosques-marinos-de-Andalucia_Praderas-marinasF_Intro-y-Posidonia-oceanica_Part1.pdf
Ruiz, J. M., Marín-Guirao, L., García-Muñoz, R., Ramos-Segura, A., Bernardeau-Esteller, J., Pérez, M., Sanmartí, N.,Ontoria, Y., Romero, J., Arthur, R., Alcoverro, T. & Procaccini, G. (2018). Experimental evidence of warming-induced flowering in the Mediterranean seagrass Posidonia oceanica. Marine pollution bulletin, 134, 49-54.
https://www.szn.it/images/pubblicazioni/97._Ruiz_et_al_2017.pdf
Procaccini, G. (2022, June 9). Le Praterie sommerse del Mediterraneo [Video file]. Stazione Zoologica Anton Dohrn, Napoli. Retrieved from
https://www.youtube.com/watch?v=KhEXIdFlnJQ
Updated on Dicembre 1, 2022
Immersione archeologica nello scavo di Crapolla
Quest’anno, dal 6 fino al 20 settembre, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a una campagna di scavo archeologico a Crapolla.
Questo scavo è coordinato dal 2016 dall’università Federico II di Napoli (dipartimento di studi umanistici) con la partecipazione e l’aiuto dell’Archeoclub di Massa Lubrense.
Lo scavo si trova sopra il fiordo di Crapolla, dietro della chiesetta. Infatti, l’abbazia San Pietro edificata nel 11° secolo sorge con le sue rovine nascoste dietro della chiesa moderna di San Pietro e San Paolo – datando del 1949.
Di particolare importanza è la notizia del soggiorno, presso l’abbazia, tra il 1530 e il 1533, di due famosi monaci benedettini, i fratelli Teofilo e Giambattista Folengo. Teofilo Folengo, in particolare, anche conosciuto come “Merlin Cocai”, grande poeta maccheronico, ha descritto la sua vita nella penisola sorrentina attraverso la sua opera Varium Poema. Suo fratello Giambattista ha, da parte sua, evocato l’eremo di Crapolla nel tredicesimo libro dei suoi Polimones¹.
Lo scopo delle varie campagne di scavo, condotte principalmente nell’area del chiostro (claustrum), è stato quello di capire quali fossero le varie fasi di frequentazione e di abbandono dell’abbazia e delle zone ad essa attinenti.
Il nostro aiuto come volontari del Project M.A.R..E. è stato di partecipare alle attività di scavo, di pulizia, di inventario ma anche di preservazione del sito, seppellendolo di nuovo perché al termine delle attività si coprono con il terreno le evidenze archeologiche al fine di prevenire dalla distruzione quello che è stato messo in luce nel corso della campagna di scavo.
Concretamene, in quello che riguarda i due giorni in cui ho partecipato, abbiamo tolto il terreno e le tele che coprivano lo scavo dall’anno scorso. È stato un lavoro di pulizia ma anche l’occasione di capire come si gestisce uno scavo. Con secchielli, cazzuole (anche chiamate specificamente con la parola inglese “trowel”), scopette, pale e picconi abbiamo iniziato la riscoperta delle ruderi includendo i nuovi saggi archeologici del chiostro.
Poi, l’ultimo giorno abbiamo pulito lo scavo di maniera attenta per permettere di scattare foto dei risultati della campagna di quest’anno. Abbiamo pure aiutato a realizzare l’inventario dei saggi scoperti. Pedro ha anche avuto la fortuna (e lo sguardo meticoloso) di trovare una conchiglia pietrificata con resti di intonaco all’interno – che serviva probabilmente come elemento decorativo sui muri del chiostro! Alla fine delle operazioni di pulizia, la squadra ha scattato delle foto dello stato dello scavo sia a terra che con l’aiuto di un drone! Poi, finalmente, abbiamo seppellito di nuovo gli scavi con terreno, pietre e tele, per proteggerli fino alla prossima campagna di indagini.
Per riassumere, questa esperienza è stata una bella immersione nell’ambito archeologico in presenza di studenti, specializzandi e dottorandi molto simpatici, che ci hanno fatto scoprire il loro mondo con simpatia e passione!
Per ciò, vorrei ringraziare col cuore tutta la squadra dell’università Federico II di Napoli: la dottoressa Maria Teresa Cavallaro, Vittoria, Maria, Alessia, Giulia, Luciano e Raffaela ma anche la dottoressa Elena Russo e la professoressa Bianca Ferrara. Ringrazio per finire l’Archeoclub di Massa Lubrense e Mimì per averci dato l’opportunità di partecipare a quest’avventura unica!
Gli archeolocos vi salutano!
¹ Per saperne di più a proposito dei Folengo, raccomando la lettura di Giornate di Studio – I Folengo nella terra delle sirene, a cura di Valerio TERRECUSO, Nicola Longobardi Editore (2020).
— Paul Descoeur
Updated on Settembre 1, 2022
Gita di studio all’Aquario di Napoli

Il comunemente chiamato “Acquario di Napoli”, situato nella Villa comunale, è una parte della Stazione Zoologica di Napoli creata da Anton Dohrn nel 1872, con lo scopo di studiare la vita marina come parte della scienza evolutiva. Anton Dohrn e Charles Darwin ebbero infatti una ricca corrispondenza e una stretta collaborazione.
L’Acquario è una delle più antiche strutture di questo tipo in Europa, aperta al pubblico dal 1874. La Stazione Zoologica e il suo acquario erano molto avanzati per l’epoca, consentendo ai biologi ricercatori di discutere tra loro, di avere accesso a materiali e laboratori ma anche di ottenere fondi e di diffondere le conoscenze al pubblico.
L’esposizione delle specie è fatta in modo da permettere di attraversare i diversi ambienti marini del Mar Mediterraneo e più in particolare quelli del Golfo di Napoli, con un’altra attenzione alle sue specie invasive. Una delle particolarità di questo acquario è anche il fatto che l’acqua delle vasche viene raccolta direttamente dal Golfo – che si trova a pochi metri di distanza –, e che i manufatti romani esposti nelle vasche sono autentici pezzi archeologici locali.

Quando siamo entrati nell’acquario, la prima cosa che abbiamo visto è stato un paguro in simbiosi con degli anemoni, poi siamo entrati in una grande sala con pareti bianche composta da molte finestre con colonnette nere, che indicano l’antichità dell’edificio Attraverso queste finestre si possono vedere tutte le diverse vasche e i vari habitat del Golfo di Napoli.


In primo luogo, abbiamo osservato da vicino l’ambiente delle acque costiere superficiali [profondità: 0-1/2 m; temperatura: 13-28°C], e abbiamo visto ricci di mare maschi, capelli di Venere, bavose bentoniche e gobidi con colorazioni che si adattano al loro ambiente. Abbiamo anche osservato la comunissima Sarpa salpa (orata) e il pomodoro di mare (Actinia equina), piuttosto solitari.

In secondo luogo, abbiamo osservato le praterie di Posidonia [profondità: 0-30 m; temperatura: 15 -25°C]. La Posidonia oceanica fornisce substrati per i pesci, stabilizza i sedimenti con le sue radici e contribuisce a combattere l’erosione dei fondali e della riva quando lascia cadere le foglie ogni 6-10 mesi. In questo habitat abbiamo potuto osservare anche un tunicato (patata di mare), che funziona come filtro marino, e le orate bianche (Diplodus sargo), molto affini e adattate alle praterie di posidonia. Infine, abbiamo parlato di altri due pesci il cui rapporto aiuta a misurare gli effetti del cambiamento climatico sul Mediterraneo: la donzella pavosina (Thalassoma pavo), che è termofilo e quindi trae vantaggio dall’aumento delle temperature, e la donzella (Coris julis), che preferisce le acque temperate.
In terzo luogo, si è intravisto l’ambiente roccioso [profondità: 30-40 m; temperatura: 15-24°C], tra cui i pesci pappagalli (del genere Sparisoma) che un tempo si trovavano nella parte meridionale del Mediterraneo, ma che ultimamente sono diventati molto comuni nel Golfo di Napoli. Erano presenti anche scorfani (con aculei velenosi) e cetrioli di mare.

Abbiamo poi ammirato l’ambiente coralligeno [profondità: 40-200 m; temperatura: 15-24°C] ricoperto da margherite di mare (Parazoanthus axinellae) – che si possono trovare nella baia di Ieranto, nella parte più profonda -, e da gorgonia rossa (Paramuricea clavata) – che sono coralli privi di una struttura esterna dura. Gli animali presenti in questo habitat presentano una modificazione della loro forma che si adatta a luoghi non toccati dalle onde. La scarsa visibilità delle profondità marine influisce anche sul colore delle specie che ci abitano.
In seguito, abbiamo osservato l’ambiente di piattaforma [profondità: 40-200 m; temperatura: 15-18°C], con la presenza di piccoli gattucci, un tipo di squalo che vive sul fondo. Abbiamo potuto ammirare il riccio corona, che costituisce l’unica specie di riccio che vive in acque temperate ed è oggi molto minacciato. Questa specie è anche una reliquia del passato stretto collegamento tra il Mar Rosso e il Mediterraneo. In questo habitat erano visibili anche molti pesci trombette, con il loro caratteristico naso allungato che li aiuta a mangiare.
Poi abbiamo raggiunto il mare aperto [temperatura: 15-26°C]. In queste vasche abbiamo potuto vedere alcune perchie, pesci molto territoriali e opportunisti, che mangiano i resti del cibo dei polpi. Quando sono numerosi, la loro presenza indica che nelle vicinanze vive un polpo. In una di queste vasche è stato così, con uno polpo che viveva in un’anfora.


Due vasche d’acqua erano di particolare interesse storico. La prima è la vasca del murenario romano, un habitat artificiale simile a quello che si può trovare a Gaiola. Questo habitat era composto principalmente da murene e comprendeva la presenza di stelle marine spinose e di una cernia.
Un’altra vasca mostrava alcuni resti archeologici provenienti dal Golfo di Napoli, come un’anfora che offriva riparo a un lungo grongo.


Infine, alla fine della visita, abbiamo potuto vedere alcune vasche di pesci piatti (Bothus podas, rombo di re) e di Syngnathidae (cavallucci marini e pesci ago) che si mimetizzano nel loro habitat. Si è conclusa così una bella visita di questo acquario storico che ha rappresentato una formidabile occasione per conoscere meglio la vita marina del Mar Mediterraneo con particolare attenzione al Golfo di Napoli.

— Paul Descoeur
Updated on Settembre 1, 2022
Incontro al Centro recupero delle tartarughe di Portici
Domenica 26 di giugno, 3 di noi, volontari del Progetto M.A.R.E., insieme a circa 30 studenti americani, abbiamo visitato un lluogo speciale ligato alle scienze marine : la Stazione Zoologica de Portici.
Arrivando per primi a Portici abbiamo appreso che la Stazione Zoologica in passato era il mattatoio del Re di Napoli. È piuttosto ironico, visto che dal 1986 l’edificio è diventato un centro per tartarughe, e anche se la parte esterna è decorata con tori, all’interno è ospitato un ospedale veterinario per le tartarughe. Si tratta di una struttura a breve termine per le tartarughe, fino a quando non riescono a migliorare le loro condizioni e, si spera, a essere rilasciate con successo

Le due domande principali che sono balzate alla mente di tutti sono state: perché e come le tartarughe arrivano lì e perché prestiamo tanta attenzione alla loro riabilitazione? In primo luogo, la specie principale che si trova nella Stazione Zoologica di Portici è la tartaruga marina Caretta caretta, una specie di tartaruga molto conosciuta per la sua nidificazione sulle spiagge sabbiose del Mediterraneo. Le femmine adulte di Caretta caretta, quando sono pronte a riprodursi (ogni 2-3 anni), visitano la spiaggia in cui sono nate e con le loro pinne creano i loro nidi. Al momento della schiusa, le tartarughe appena nate emergono insieme da sotto la sabbia e, guidate dalla luce della luna e delle stelle, tornano in mare e nuotano per 24 ore di fila. A volte, a causa dell’esistenza di fonti di luce esterne, i neonati possono essere disorientati. Per evitare che ciò accada, gli scienziati sulle spiagge ad alto inquinamento luminoso posizionano dei tessuti scuri intorno al nido. Dopo questo passo, e per 20 anni, nessuno sa dove si trovano esattamente, poiché sopravvivono seguendo le correnti e non ci sono abbastanza informazioni su come riescano a vivere o cosa facciano. I neonati sono in grado di ricordare la composizione chimica del loro luogo di nascita e i campi magnetici che li riconducono ad esso, ed è per questo che sono in grado di ritornare qua per la propria riproduzione.
La guida ci ha spiegato in dettaglio le tre sfide principali che le tartarughe marine devono affrontare e che sono strettamente legate al loro modo di vivere e di riprodursi.
- Il cambiamento climatico è un grande problema per loro, perché il sesso dei piccoli non è determinato dai geni, ma dalle condizioni ambientali del nido. La temperatura è il parametro principale che controlla il rapporto tra i sessi, poiché le alte temperature portano alla prevalenza di individui di sesso femminile, mentre le basse temperature portano alla presenza di individui di sesso maschile. In un nido, a seconda della posizione delle uova, di solito quelle in alto sono le femmine, mentre quelle in basso sono i maschi. Questo è il risultato dell’esposizione delle uova in alto a temperature più elevate. Il cambiamento climatico, tuttavia, ha portato all’aumento della temperatura, di conseguenza anche sulle spiagge. Questo crea una tendenza molto pericolosa per la specie, cioè il rapido aumento delle femmine nelle comunità di caretta, femmine che non hanno abbastanza maschi per riprodursi. A volte gli scienziati, durante il monitoraggio delle nidificazioni e delle schiuse, raffreddano artificialmente i nidi per assicurarsi che nascano anche i maschi.
- La pesca e le imbarcazioni ad alta velocità (barche da diporto o da pesca) sono un’altra minaccia per le tartarughe. Le tartarughe rimangono spesso impigliate negli attrezzi da pesca (soprattutto reti e ami abbandonati) o vengono gravemente danneggiate dalle imbarcazioni. Una grave ferita sul carapace può portare a problemi al sistema nervoso, che è strettamente connesso al carapace. Tali lesioni sono molto difficili da curare. Due delle tartarughe nel centro di Portici sono in terapia intensiva e non possono essere liberate, a causa della gravità delle lesioni sui loro carapaci.

Plastica racollata dallo stomaco di una tartaruga marina 3. La plastica viene spesso scambiata per cibo dalle tartarughe. Le tartarughe marine sono note per il loro aiuto nel controllo delle fioriture di meduse. La plastica può sembrare molto simile alle meduse e ciò porta gli animali marini a consumarla. L’accumulo di plastica nei loro stomaci causa problemi di alimentazione o altri problemi medici, che rappresentano un’ulteriore minaccia per loro.
Più tardi, abbiamo avuto la possibilità di incontrare tre tartarughe nell’unità medica con problemi meno gravi [Immagine 3]! Le vasche in cui sono collocate sono dotate di un sistema di riscaldamento specializzato e sono attentamente monitorate.

La prima tartaruga che abbiamo incontrato è Faster. È ancora giovane, è stata trovata dai pescatori e ha problemi a mangiare, a causa di alcuni problemi di vista. Scricciolo è una tartaruga più piccola, cresciuta in cattività in Spagna e successivamente rilasciata. Dopo il suo ritrovamento, si sono resi conto che ha problemi di mobilità, a causa della sua incapacità di vedere. L’ultima tartaruga che abbiamo incontrata è Alessia ed è stata trovata da una barca. Nuota con la bocca aperta ed è così che ci ha salutato!



In alcuni casi, prima di rilasciare le tartarughe, vengono posizionati dei dispositivi di localizzazione che permettono agli scienziati, e non solo, di osservare il loro viaggio [(se voletete seguire voi stesso il loro viaggio, potete andare sur seaturtle.org)
L’ultima parte della nostra visita comprendeva la conoscenza di altri animali marini presenti in Italia, come il tursiope (Tursiop truncatus), il delfino striato (Stenella coeruleo alba) e infine il delfino comune (Delphinus delphis), presente anche sugli affreschi romani.

Il soffitto è stato decorato da queste specie e da alcune specie di squali, dando la sensazione di entrare in una sorta di santuario mediterraneo, un luogo in cui godere, apprezzare e conoscere le sfide che le specie affrontano negli ultimi decenni.
— Xeni Symeonidou
Updated on Settembre 1, 2022
Ecco i marellini del 2022!
Ciao a tutti!
Siamo molto contenti ed emozionati di presentare finalmente i volontari della 10° edizione del progetto M.A.R.E.! Quest’anno è molto speciale per noi non solo per il nostro viaggio decennale, ma anche perché la nostra famiglia ha raggiunto il suo 100° membro!
Essere qui è stato fantastico per tutti noi! Esplorare la regione, conoscere tutti quelli che sono coinvolti in quest’avventura e partecipare alle attività del progetto. Questo è solo l’inizio per tutti noi, quindi restate sintonizzati per saperne di più! Per ora, però, questa è la nostra presentazione ufficiale a tutti voi!
Andrea Ivančić, Croazia 🇭🇷
Buongiorno!
Sono Andrea dalla Croazia! Mi sono laureata in ecologia e protezione della natura. Sono una persona estroversa e allegra a cui piace incontrare nuove persone e imparare cose nuove. Amo le nuove sfide, viaggiare e mangiare del buon cibo. Ho un grande amore per gli oceani e gli animali marini. Credo che questi siano gli organismi a cui l’umanità presta meno attenzione, quindi ho deciso di educare le persone sia nella mia comunità locale che ovunque la strada mi porta. Ora sono qui, in Italia, e voglio esplorare il più possibile. Assapora il famoso cibo italiano, esplora la biodiversità marina, acquisire familiarità con il monitoraggio delle tartarughe, fare una passeggiata su tutte le montagne… Posso dire che, anche solo dopo un mese, fare un volontariato in un altro paese arricchirebbe la tua vita con nuove amicizie, bei ricordi e un senso di soddisfazione quindi lo consiglierei a tutti. La nuova squadra nel Progetto M.A.R.E. è più che mai determinata a fare un cambiamento!
Xenia Symeonidou, Grecia 🇬🇷
Ciaooo! Mi chiamo Xeni Symeonidou, ma tutti mi chiamano Xenia. Ho 24 anni e sono greca! Abito a Salonicco, la seconda città più grande della Grecia, nota per la sua bella atmosfera e le persone. Ho studiato biologia all’Università Aristotele di Salonicco e sono molto interessata alla biologia marina in particolare. Crescendo sono sempre stata vicino al mare e durante l’estate la mia vita quotidiana ruotava intorno all’acqua e alla sua esplorazione! Questo è anche il motivo principale per cui ho deciso di candidarmi per questo progetto. Project M.A.R.E. non è solo l’occasione perfetta per testare i miei limiti e conoscere meglio l’ambiente marino del Mediterraneo, ma anche per capire come viene gestita e conservata tale Area Marina Protetta. Inoltre, sono qui per cercare di capirmi di più e per vedere quale sarà il mio prossimo passo. Vivere in modo comunitario con così tante persone diverse intorno a me con le loro esperienze e stili di vita unici, è così educante e illuminante per me. Avere la possibilità di immergermi, vedere una schiusa o (si spera) il processo di nidificazione di una tartaruga e saperne di più sulla cultura, i miti e la storia italiani è ciò che non vedo l’ora di più! Conoscersi, esplorare insieme questa bellissima regione d’Italia e condividere questo progetto con loro sono i modi migliori per ampliare anche i miei orizzonti personali. Dopotutto, questo progetto non è solo un’esperienza di volontariato per me, è un’opportunità per imparare e uscire dalla mia zona di comfort! Sono così grata di essere qui e così emozionata per i momenti che andiamo a vivere!
Anäs Zïna, Tunisia 🇹🇳
Tutti salutano il nuovo ninja marino, quest’uomo viene da un luogo bello e turistico. Questo posto è piccolo sulla mappa ma è grande e ricco di storia. Questo paese è la Tunisia . Vivo esattamente a Monastir, un piccolo posto sulla costa. Sono Anas Zina, il nuovo volontario del progetto M.A.R.E. 2022, ho 25 anni. Ho già finito i miei studi sulla biotecnologia marina e l’imprenditorialità. Sto cercando di finire il mio progetto di fine. Sono qui nel progetto M.A.R.E. perché la biodiversità, la conservazione mi interessano e anche per proteggere le aree marine. Ho lavorato un po’ in Tunisia con un’associazione, quindi so come aiutare a proteggere l’Area Marina Protetta di Punta Campanella. Voglio dire che sono un amico del mare perché posso condividere con lui le mie sconfitte, mi ascolta sempre e cerca di rilassarmi. Poi, sono davvero fan dell’Italia e della cultura degli italiani, del loro cibo, della loro moda ma anche della loro squadra di calcio.
Sono qui per vivere un’altra esperienza e sfidare me stesso allo stesso tempo. Sono sicuro che sarà perfetto. Sono pronto per l’esperienza!
Ons Benzarti, Tunisia 🇹🇳
Mi chiamo Ons Benzarti, ho 24 anni, sono tunisina, sono nata e cresciuta sulla costa di Monastir, questo spiega la mia ammirazione per il mare. Infatti, fin da bambino il mare mi sembrava un mistero che ho sempre sognato di esplorare, cosa c’è sotto la sua superficie e oltre. Quello che sento è che il mare è il mio posto, mi immergo nel blu dove ho imparato a perdermi nel caos dei miei pensieri e a fare surf sull’onda dei miei sogni. Sono una futura biologa marina, ecologista e sono qui per saperne di più, scoprire nuove culture, sfidare me stessa e godermi questa esperienza di volontariato!
Pedro Ribeiro, Portogallo 🇵🇹
Olá a todos! Sono Pedro Ribeiro e vengo dall’Oceano Atlantico al Mar Mediterraneo per scoprire nuove culture, nuovi amici, un nuovo luogo, per essere coinvolto in attività marine, per comunicare e per divertirmi facendo ciò che amo davvero. Sono portoghese e vi invito a visitare la terra delle onde giganti, del vino/cibo e di tutta la storia che c’è dietro ogni luogo. Ho 26 anni e ho completato il mio master in biologia applicata alla fine dell’anno scorso in un progetto sull’impatto delle microplastiche. In precedenza ho lavorato su temi legati a cinghiali, cervi e coleotteri, ma l’oceano continua a chiamarmi ogni volta. Il mio obiettivo è lavorare il più possibile nella conservazione marina e imparare di più su questo campo. Questa esperienza in Italia mi rende molto felice, perché mi permette di crescere come persona e come professionista. Avere il privilegio di incontrare così tante persone interessanti è fantastico e sono molto grato di essere qui. Devo ringraziare tutti coloro che permettono che questo accada e quelli che mi accompagnano in questo processo.
Yens Vandenboer, Belgio 🇧🇪
Ciao! Mi chiamo Yens Vandenboer. Ho 25 anni e sono belga di Lommel. Fin dalla mia prima esperienza di volontariato in una riserva naturale sudafricana, lavorare nella conservazione è stato il mio sogno. Dopo, mentre imparavo a fare immersioni nelle barriere coralline dell’Indonesia, mi sono innamorato della bellezza della vita sott’acqua. Queste due passioni ritrovate sono ciò che mi ha motivato a fare un master in ecologia e conservazione marina. Dopo, ho lavorato come barista mentre facevo domande per un lavoro sul campo per due anni. Quindi, quando sono stato accettato nel progetto M.A.R.E. sono stato molto felice di avere finalmente l’opportunità di contribuire alla conservazione marina. Spero di acquisire esperienza nella comunicazione e nelle attività di sensibilizzazione mentre imparo quello che posso sul funzionamento di un’area marina protetta e sugli aspetti pratici coinvolti nella conservazione marina. Dopo due anni senza il mare, non vedo l’ora di tornare in mare e scoprire le bellezze che si trovano nell’AMP di Punta Campanella. Se quest’estate mi cercate, probabilmente mi troverete ad andare in kayak o fare snorkeling ed esplorare il paesaggio sottomarino della baia di Ieranto.
Mahdi Tounakti, Tunisia 🇹🇳
Aaslema, mi chiamo Mahdi e vengo dal sud del Mediterraneo. Sono nato nella capitale della Tunisia, la bellissima città di Tunisi, ed è la prima volta che viaggio fuori dal mio paese. Mi sono laureato presso l’università di Tunisi el Manar con una laurea in valuta, finanza e attività bancarie, seguita da un master in analisi e politica economiche. Crescendo sono sempre stato vicino al mare e durante l’estate passavo ore sotto il sole a esplorare le lunghe e bellissime spiaggie di sabbia e il bellissimo mare. Di solito sono un finanziere, ma ultimamente sono appassionato di natura e trovarmi qui nel sud Italia per il progetto M.A.R.E. è un’opportunità perfetta per imparare di più sulle scienze naturali, soprattutto sul mare. Mi sento molto fortunato ad essere qui in questo ambiente, in compagnia di biologi, perché questo mi dà l’opportunità di guardare il mondo con uno sguardo diverso, e devo dire che sto amando questa parte dell’esperienza. Vivere in questo spazio multiculturale è un’occasione meravigliosa per scoprire persone diverse, il loro stile di vita, le loro abitudini e tutto su di loro. Essere qui è un’esperienza unica per conoscere meglio la cultura italiana, dalla storia all’arte, dalla gente al cibo, ma anche per esplorare la bellissima terra del sud del paese. Questo progetto è molto più che un volontariato, perché può essere un’esperienza arricchente per me, per imparare di più. Quindi, sono grato e sono entusiasto di essere qui con queste belle persone durante questa bellissima opportunità.
Paul Descoeur, France 🇫🇷
Ciao! Mi chiamo Paul, sono francese e ho 24 anni. Vengo dal Massiccio Centrale e ho studiato scienze politiche ma anche storia a Strasburgo ma sono anche appassionato di linguaggi, arte e patrimonio naturale come storico.
Da bambino guardo la natura con occhi spalancati e mi piacerebbe lavorare nell’ambito della conservazione del patrimonio storico ma anche naturale, in un approccio sostenibile. Ecco perché, dopo la fine dei miei studi, ho voluto fare qualcosa che ha senso e può essere utile: infatti volevo da un pezzo aiutare il progetto M.A.R.E., sperando potere essere utile con il mio sguardo creativo, le mie conoscenze in italiano e la passione che coltivo quando m’impegno in un’attività che mi interessa.
In questo momento, quello che mi interessa di più è di poter trasmettere sapere e fare uno scambio intorno al patrimonio inestimabile del parco di Punta Campanella, perché è importantissimo per far vivere questo luogo d’interesse, pieno di ricchezze naturali e culturali.
Un luogo che vale la pena di proteggere, con la partecipazione dei locali ma anche dei visitatori, una goccia nel mar Mediterraneo ma una goccia preziosissima.
Quest’estate potete incontrarmi schizzando sulla riva o scrivendo un poema nella baia di Ieranto, con molto entusiasmo per saperne di più, per aiutare concretamente a proteggere le ricchezze di questa natura unica, ma anche ampliare la mia visione del mondo.
Claudia Gaspar García, Spagna 🇪🇸
Ciao! Mi chiamo Claudia e vengo da Barcellona. Sono un’ecologista marina che non vede l’ora di esplorare la biodiversità della costa sorrentina, di essere coinvolta nella nidificazione delle tartarughe e di aiutare il parco nella conservazione delle praterie di posidonia che si trovano nella baia di Ieranto! Ho studiato biologia in Spagna e successivamente ho fatto un master Erasmus Mundus sull’ambiente e le risorse marine, che mi ha dato l’opportunità di vivere in diversi paesi europei e di conoscere culture diverse condividendo classi con persone dal mondo intero. Partecipare al progetto M.A.R.E. mi permette di continuare a divertirmi incontrando nuove persone e imparando a conoscere culture diverse. Ora vivo in Campania, una regione ricca di paesaggi meravigliosi e di cultura, miti e storia, anche se è la prima volta che vivo in Italia, mi sento come a casa. Il progetto M.A.R.E. è diventato molto presto un sogno che si è avverato, perché oltre a permettermi di lavorare nella mia passione e a insegnarmi tante cose nuove, mi ha permesso di conoscere persone fantastiche, con le quali non vedo l’ora di trascorrere i mesi successivi. La squadra della decima edizione è forte e non vede l’ora di iniziare l’avventura!
Olivier Rikir, Belgio 🇧🇪
Ciao a tutti! Dalla bucolica località di Stembert, in Belgio, ecco un nuovo volontario del Progetto M.A.R.E. Mi chiamo Olivier e ho 29 anni. Fin dall’infanzia ho sempre sentito un forte legame con l’ambiente che mi circonda e con i suoi abitanti. Se ci penso, i miei ricordi più belli sono quelli in cui passavo ore a giocare e a scoprire i campi o i boschi, osservando ciò che mi circondava e godendo della pace del luogo.
Affascinato dalle lingue e dalla comunicazione interpersonale, ho studiato lingue e letteratura francese e romana a Liegi. Dopo una licenza in lingue, ho conseguito un’altra licenza in didattica e pedagogia prima di diventare insegnante per due anni. Oggi sto aprendo un nuovo capitolo della mia vita, seguendo un desiderio urgente di dedicarmi alla conservazione dell’ambiente che ci circonda.
Partecipare al progetto M.A.R.E è un’opportunità entusiasmante, perché potrò imparare molto sulla conservazione dell’ambiente marino, sul funzionamento di un’area marina protetta, stando a contatto con le popolazioni locali e mettendo a frutto le mie capacità comunicative per una causa davvero importante. Sono anche molto entusiasta di conoscere meglio la cultura italiana e di vivere in Italia, la culla dell’Europa occidentale.
Non vedo l’ora di vivere questo viaggio, condividendolo ogni giorno con persone che la pensano come me, nella buona e nella cattiva sorte, per crescere insieme come cittadini responsabili del mondo. Come dicono alcuni, dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

