Un mese di cultura Italiana

Sin dal nostro arrivo a Marzo, abbiamo fatto un corso di lingua italiana e abbiamo scoperto la nostra nuova casa qui in Italia, quindi è stato logico che la prima cultura che esploriamo è stata quella del nostro nuovo paese – la bella Italia. Abbiamo apprezzato la colorata ed eccitante cultura italiana, noi stessi abbiamo preparato cibi tradizionali e abbiamo provato a suonare strumenti musicali locali e il modo di ballare.

La prima sera abbiamo preparato gli “Gnocchi alla sorrentina”. È stato molto divertente, poiché abbiamo fatto la pasta per gli “gnocchi” e ci siamo sporcati le mani con farina, purè di patate e uova. La cena è pronta e abbiamo mangiato il nostro cibo, semplice, ma buonissimo. Con lo stomaco pieno, abbiamo ascoltato una breve presentazione della storia italiana e abbiamo provato ricordarlo con un gioco divertente. Inoltre, abbiamo preparato il nostro “limoncello” e abbiamo iniziato il conto alla rovescia per 30 giorni fino a quando sarà pronto per essere bevuto. Un inizio fantastico, non credi?

Nella seconda notte italiana siamo andati a casa del nostro capo Domenico e abbiamo imparato a suonare gli strumenti musicali tradizionali del sud Italia e la loro storia. Per esempio la “Tammorra”. Dato che non c’è festa senza cibo sul tavolo italiano. Che cosa abbiamo preparato – indovina un po ‘? “Pasta e patate” – un piatto tradizionale napoletano.

Alla terza serata era giunto il momento di provare le nostre abilità di ballo con la musica tradizionale del sud Italia e l’appassionante danza napoletana chiamata “Tammurriata”. Perfetto per iniziare la notte. Così, mentre l’odore della cucina ticchettava i nostri nasi, ci siamo riuniti sulla terrazza, abbiamo suonato le percussioni e abbiamo provato i passi di danza italiana. Dopo la cena è stato servita, abbiamo passato una bella serata con i nostri ospiti.

Nella serata finale della cultura abbiamo preparato il tradizionale dolce italiano si chiama  “Tiramisù”. Mentre aspettavamo che il tiramisù é stato bello, freddo e pronto da mangiare, abbiamo guardato un film “Chasing Corrals”. Sapevi che esiste un massiccio sbiancamento dei coralli in tutto il mondo? I coralli sono costruttori di “città” sotto al mare. Stanno costruendo case per diverse specie di pesci, molluschi, crostacei e molte altre creature. È nostro dovere proteggerli. Se saranno andati, anche noi soffriremo. Perché? Guarda il film – una raccomandazione calorosa.

Quindi, l’aprile è sparito e maggio sta bussando alla porta. Indovina quale cultura proviamo di conoscere meglio adesso? Diciamo che ci saranno molte feste con sangria e “tortillas”. Bravi! La nostra ragazza spagnola Laura ci sta portando in un viaggio attraverso la bella Spagna con un piccolo aiuto dal volontario spagnolo del l`anno scorso – Dani.

Cosa loro faranno per noi? Seguici noi nel mese prossimo e scoprilo :)

La mia aventura ha cominciato!

Ciao a tutti, sono Alaeddine dalla Tunisia e ho 26 anni. Ho fatto 5 anni di studio nel campo del patrimonio naturale nel mio paese. Dopo che ho incontrato un sacco di problemi per il mio VISTO (Si, ci vuole tempo) alla fine sono atterrato in Italia ed é stato per me il inizio della nuova esperienza: “essere un volontario del progetto MARE 2019”. Quando sono arrivato il 10 de Aprile, é stato un lungo ed estenuante viaggio ma sapevo che ne valeva la pena. Ero entusiasta di cambiare vita, incontrare nuove culture ed unirmi ad una nuova famiglia, ma ero anche preoccupato per questo salto nel vuoto. Ho incontrato Domenico per la prima volta, lui mi ha presentato a altri volontari e ho parlato della mia vita intorno de la mia prima pizza italiana. 

Il giorno dopo ho preso l’autobus per andare alla scuola con miei nuovi amici volontari che mi hanno mostrato Sant’Anna Institute, il posto dove studio la lingua italiana. Dopo la classe mi sono sentito a mio agio con la lingua perché c’é somiglianza con mia seconda lingua il francese. 

Venerdi, dopo la scuola, ho incontrato Tony, un volontario del progetto MARE 2018 e lui ha suggerito di fare una piccola passeggiata. No mi aspettavo questo, ci ha portato nel luogo in cui lavorerò in estate: Baia di Ieranto. Questo posto é stupefacente, splendido, questa bellezza ricordami che cosa voglio fare: proteggere e conservare nostri mari.

Dopo questo bellissima passeggiata ho participato per la prima volta a una serata culturale italiana.  É stato Pazzesco!!! abbiamo suonato tipico strumenti di questa regione italiana. Abbiamo ballato, ci siamo divertiti molto e abbiamo mangiato insieme. Per me era la prima volta che provavo cibi nuovi e io ho dato a loro una parte della mia cultura attraverso le ricette del mio paese (couscous, tajine …).

Sabato ho fatto la mia iniziazione nel kayak. Sono stato in mare per 45 minuti più o meno, ed è stata la prima volta che ho provato il kayak, sono impressionato del paesaggio qua! Dopo siamo andato a una cascata è stato magnifico, ero ancora più entusiasta di quello che farò: lavorare con il kayak nella baia di Ieranto. Nel pomeriggio abbiamo lavorato a casa per un gioco per il giorno dopo (Domenica mattina). L’obiettivo era mostrare a un gruppo di studenti americani le ragioni perché facciamo questo volontariato attraverso del teatro. 

Il 19 Aprile era il mio compleanno, i miei amici volontari mi hanno cantato la canzone  e mi hanno dato una torta. Ero molto sorpreso di questo gesto. Non mi aspettavo questo per me, e ovviamente ero molto felice. Dopo la scuola siamo andati con i kayak a fare una escursione, siamo andati dentro un antico allevamento di pesci romano, dentro molte grotte, ci siamo fermati alla spiaggia per il pranzo. Dopo il kayak siamo andati a Napoli con qualche volontari, siamo andati in giro per la città e ho incontrato nuove persone.

Recentemente ho trovato un sentiero con il volontario francese Etienne e Tony il volontario del progetto MARE 2018. Era un’ora di cammino a piedi nella natura per arrivare a un posto magnifico chi si chiama Bagni della Regina Giovanna. Questa antica villa romana è per me il miglior incontro tra natura e mare, molti colori incredibili, sfumature surrealiste di blu e verde. 

Vedo in lontananza il mio futuro posto di lavoro

Qua è la nostra casa, posta a circa venti metri dal mare

Un assaggio della vista che ho dal nostro balcone, ammira questo tramonto

Facciamo un picnic nella Baya di Ieranto

Siamo finalmente arrivati sulla scena, sono sbalordito

Bagni della Regina Giovanna, l’incontrato tra il mare e la natura

Pranziamo insieme con 3 volontari (Daniels, Lidija ed Etienne), la nostra mentor Simona, Domenico ed Umberto

In viaggio verso i bagni della Regina Giavanna

Project M.A.R.E. 2019: Conosci il nostro team

 
Eccoci, iniziando dalla sinistra:

DANIELS: Ciao, sono molto contento di esser qui. Sono originario del nordovest della Lettonia. Poichè sono cresciuto in una zona di campagna, sono molto appassionato di natura. Mio nonno è un apicoltore e lavorando con lui ho imparato il rispetto e l’amore per la natura. Ho applicato a questo progetto per allargare i miei orizonti. Non vedo l’ora di lavorare per il parco con questo team fantastico.

ÉRICA: Io sono una ragazza portoghese che sogna di vivere a mare. Cosa c’è di meglio se non vivere in Italia? Un paese così bello con tanta natura da esplorare, sia a terra che in mare. Abbiamo iniziato la nostra avventura a Massa Lubrense con la pizza (ovviamente), formazione volontari e mentoring, esplorazione della Campagna con hiking, condivisione di un pò della nostra cultura e del nostro paese, e con una pulizia di quella  che sarà la nostra spiaggia per i prossimi 9 mesi (sperando di trasformarla in qualcosa di migliore). Sono veramente felice di esser qui e aiutare il project MARE, supportando la natura e condividendo le sue bellezze con altre persone.
 
LIDIJA: Salve a tutti. Una ragazza serba che inizia il suo lavoro nella vostra splendida spiaggia. Anche se il mio paese non ha il mare, questo non mi ha fermato. Io vivo in una piccolo paese vicino alla capitale Belgrado e ho studiato biologia presso l’Università di Novi Sad. Sono onorata per questa opportunità di esser parte della grande famiglia MARE e di vivere nel vostro stupendo paese per i prossimi 9 mesi.
 
LAURA: Io sono la volontaria spagnola del progetto! Vengo da una piccola città nel nordovest della spagna, chiamata La Coruna. Ho conosciuto il project MARE alcuni mesi fa e mi sono letteralmente innamorata. Le prime settimane sono andate troppo bene: abbiamo fatto hiking e abbiamo conosciuto molte cose del progetto. Il gruppo dei volontari e le persone del Parco Marino sono molto speciali e facciamo tanto team builging. Abbiamo già iniziato con le lezioni di italino e sono davvero felice di vivere questa avventura.
 
ETIENNE: Salve a tutti, sono Etienne dall’Isola della Reunion e ho 21 anni! Ho sentito parlare per la prima volta di questo progetto da un amico, e mi sono subito innamorato. Sono così fiero di essere un volontario qui e di condividere la mia cultura, la passione per i valori ecologici con il mio team. Qui, anche se a migliaia di chilometri di distanza dalla mia isola, mi sento a casa. Vicino alla natura e al mare, so che niente mi potrà fermare.
 

Vi vogliamo presentare altre 3 persone molto importanti per il project MARE:

ALA – il volontario tunisino che ancora non è qui con noi, ma che ci raggiungerà presto!

Andrew Burwell – un tirocinante americano che lavora presso l’AMP Punta campanella

Antonio Armellino – uno studente di biologia e grande amico del project MARE.

Vi invitiamo a seguirci durante i prossimi 9 mesi. Vi promettiamo anche che condivideremo molte belle avventure di questi lunghi 9 mesi.

Hiking in Campania – è iniziato il Progetto M.A.R.E. 2019

La 7° edizione del Progetto M.A.R.E. è iniziata proprio questa settimana

Come ogni anno, volontari da differenti paesi sono venuti a Massa Lubrense per aiutare l’Area Marina Protetetta di Punta Campanella.
Siamo:
Alaeddine Said dalla Tunisia;
Daniels Kļaviņš dalla Lettonia;
Érica Moura dal Portogallo;
Etienne Hoarau dalla Reunion (Francia);
Laura García dalla Spagna;
Lidija Pribelja dalla Serbia.

Abbiamo iniziato a lavorare sin da giovedì scorso (14 marzo). Dapprima ci siamo concentrati sul cosa significa essere un volontario. La sessione di lavoro aveva come obiettivo quello di condividere i nostri punti di vista sul volontariato attraverso giochi interattivi e discussioni. Ci ha aiutato a realizzare che abbiamo molto in comune. Alla fine del gioco abbiamo lavorato insieme per costruire una definizione per questa parola.

Il volontariato dovrebbe essere svolto con disponibilità e senza aspettare qualcosa in cambio. Il volontario dovrebbe essere interessato nel lavoro e nelle attività dell’organizzazione, e collaborare al meglio per raggiungere ottimi risultati e una crescita personale.

Dopo di questo abbiamo lavorato al concetto di volontariato da 2 differenti punti di vista: caratteristiche e valori. E abbiamo rappresentato questi 2 aspetti in un iceberg, che ha una parte visibile e una che non lo è facilmente.

Il secondo giorno (15 marzo), abbiamo fatto una competizione di trekking (divisi in due gruppi) durante la quale abbiamo raggiunto il Monte di Torca dal centro di Massa Lubrense, usando delle indicazioni trovate lungo il sentiero.

Grazie ad Andrew e Domenico per aver organizzato l’attività e tutti che sono venuti a darci un caloroso benvenuto!

Entrambe lle esperienze sono state molto utili per conoscere l’improtanza di avere un team, lavorare in gruppo e aiutarci tra noi a godere di questo inizio del viaggio che ci aspetta per i prossimi 9 mesi. Non vediamo l’ora di continuare questa avventura.

MARE #6 Revisited: Cosa viene in seguito?

Sono già passati più di due mesi dalla fine dell’ultimo progetto MARE.
È stato difficile adattarsi, per tutti noi – aver lasciato quel paesaggio naturale, terra mitica di sirene e di creature marine, per adattarci di nuovo a quel mondo che abbiamo scelto, che sia la nostra casa, l’Italia o un qualsiasi altro luogo.

E credo che non passi giorno senza che ciascuno di noi non ripercorra con la memoria quello che abbiamo vissuto lì. Più il tempo passa, più ci accorgiamo dei cambiamenti piccoli, ma profondi, che questi nove mesi hanno inciso nelle nostre vite. Nessuno di noi se n’è andato facilmente – Come avremmo potuto farlo? Il progetto è stato uno dei momenti più importanti delle nostre storie fino ad ora! – Ecco perché stiamo cercando il modo di far germogliare alcuni dei molti semi che il MARE ci ha lasciato. Tutti noi siamo partiti con nuovi progetti e nuove risoluzioni per il futuro. E mentre riadattiamo le nostre vite a queste nuove personalità mareline che ci siamo costruiti, diffondiamo l’amore e i valori che abbiamo imparato da questa nostra esperienza insieme, che si tratti di opportunità offerte dall’Erasmus, del significato e dell’importanza del volontariato, di consapevolezza ambientale e, last but not least, della nostra crescita personale nei confronti del mare e della terra ferma, degli animali, della natura, dell’altro, di noi stessi. Siamo diventati dei colossi! (Non solo grazie alla pasta… Intendevo più in senso metaforico.)

Lavoisier (e con lui molti altri) lo hanno espresso bene in queste parole che risuoneranno per l’eternità:
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

È difficile convivere con la nostalgia della vita da marelini. Sapevamo sin dall’inizio che, come con qualsiasi altra cosa, anche quest’esperienza sarebbe giunta al termine, un giorno. Ma a noi non piacciono i fatalismi e non smettiamo certo di inseguire i nostri ideali! Non è davvero finita. Portiamo con noi questa esperienza e la diffondiamo ovunque siamo, dandole sempre nuove forme. Quest’esperienza vive in noi. Siamo noi.
Nessuno rimane lo stesso dopo il progetto MARE: siamo migliori, più grandi, più affamati, più sensibili, più consapevoli, più umani.
È un catalizzatore di sogni e ideali. Torneremo, questo è poco ma è sicuro. E nel frattempo, spacchiamo di brutto in giro per il mondo.

Per ora è tutto, bella gente! A presto e grazie di tutto!

Lottando contro un Colosso nella Baia

Era la fine di Luglio, il picco della stagione estiva nel Sud Italia, a Ieranto, la baia al confine della penisola Sorrentina.
L’ acqua lì è limpida, la temperatura è di 29°C, e ricca di pesci e flora coloratissima che attrae tantissime persone. Non ò quanto facesse caldo, sprizzavamo sudore. Era dopotutto un altro giorno di monitoraggio della baia. Ero seduta nel kayak, ammirando l’ orizzonte con i suoi imponenti Faraglioni e la vastità della distesa d’ acqua. Negli orari morti non avevo preoccupazioni. Era mezzogiorno e non c’era troppo movimento in giro. Stavo pensando di fare un tuffo, rinfrescarmi, guardare i pesci e risalire sul kayak di nuovo. Nulla che non avessi già fatto. Ma mentre stavo per risalire sul kayak vidi un enorme yacht che attraversava la baia. Ho subito fischiato ai miei colleghi, Tony e David, affinché mi raggiungessero. Abbiamo remato a tutta forza per raggiungerli. Eravamo prostrati e provati, come tre formiche di fronte ad un elefante. Li abbiamo chiamati, abbiamo urlato verso quel corpo mostruoso galleggiante che non era autorizzato a gettare le ancore lì. Ma invano. Alcuni dei passeggeri ci guardavano indifferenti, si sono girati e una dozzina di metri più avanti hanno lanciato l’ ancora. Un’ enorme doppia ancora che cadeva nella nostra baia, nel mezzo della Posidonia oceanica!!

Chi erano queste persone?

con propositi illustrativi

Il Superfun yacht era lungo 40m e aveva una bandiera delle isole Cayman. Era un viaggio di lusso di quelli che paghi 80.000 euro a settimana per avere momenti che ti tolgono il fiato. Ma che razza di divertimento puoi avere se distruggi la flora e la fauna del posto che hai pagato così profumatamente per visitare? Ci siamo avvicinati di più e abbiamo chiesto di parlare con il capitano. Con nostra sorpresa abbiamo visto che c’era un gommone attaccato a questo gigante. Quando il capitano è finalmente arrivato ha iniziato a urlare in maniera arrogante e aggressiva, chiedendoci chi eravamo e a nome di quale autorità gli stavamo parlando. Aveva il viso rosso come un drago. Se avesse potuto avrebbe sputato fuoco e ci avrebbe ridotto in cenere in un lampo.

 

con propositi illustrativi

Educatamente gli ho mostrato i nostri documenti, anche se il suo atteggiamento mi aveva molto indispettita. Gli ho spiegato che Ieranto è un’ area marina protetta e quindi soggetta e regole particolari e che noi eravamo i guardiani della baia. Il nostro compito era di segnalare ogni illecito e di spiegare ad ogni visitatore come comportarsi adeguatamente in base alla normativa vigente.
A lui non importava nulla del regolamento del parco. Mi ha urlato “ e cosa succede se non rispetto queste regole??!” Ho voluto interpretarlo come un test delle mie capacità di argomentare il nostro ruolo lì e di restare calma nonostante le sue provocazioni.
Nella rabbia per essere stato sfidato ho fatto appello alla sua umanità. Nel frattempo diverse persone ci avevano circondati sulla barca. Ho cercato di ragionare con lui. Non avevo molti mezzi per impedirgli di stare lì, oltre che informarli che sarebbero stati segnalati alla Guardia Costiera. Quell’enorme mezzo acquatico era un deterrente per altre condotte scorrette. E diverse specie protette erano sotto quella imbarcazione.
Allora gli ho detto: “Rispetta le nostre leggi, aiutaci a proteggere la nostra baia.”
Il capitano ha ingoiato il rospo, era colui che doveva avere l’ ultima parola, nonostante non ci fosse nulla che potesse fare per non sembrare “cattivo” agli occhi dei suoi clienti. Quindi mi ha guardata arrabbiato e si è girato. Non avevo capito cosa significasse al principio. Qualche momento dopo ho sentito l’ ancora che veniva tirata su e i motori che ripartivano.

Ma non è finita qui. Lo yacht se ne è andato ma aveva lasciato il gommone giù. “i miei ospiti faranno il bagno qui!” disse con fermezza. Era un osso duro. Cos’altro potevamo fare? Ho detto ai miei colleghi, abbiamo fatto tutto, nella maniera più corretta possibile… dunque siamo rimasti lì e abbiamo aspettato accanto a loro, in modo da non dargli la privacy che desideravano.
Noi ci riteniamo i difensori di questa baia e rappresentanti dell’ ambiente. Come guardiani non siamo qui per combattere ma per fornire solide motivazioni con educata insistenza. Alla fine se ne sono andati, anche se dopo aver oltrepassato le regole e ignorato i valori del AMP.

Per noi è stata una vittoria personale. I soldi giocano un ruolo importante e influenzano molte opinioni e la morale della gente. Questa volta non hanno vinto. Questa volta siamo stati noi e quello che rappresentiamo è stato più forte del lusso e dello sfruttamento incontrollato dell’ ambiente.

 

Grazie a Francesca Punzo per la traduzione. 

Il portatore di una tradizione morente

Otto del mattino, la sveglia suona e io penso che sia una bugia. Non voglio alzarmi. Dieci brevi minuti nel letto che sembrano secondi e che sono penosi nelle dinamiche per uscire di casa in tempo. Indosso vestiti d’estate, una t-shirt bruciata dal sole, pantaloni corti strappati dal sale e dall’uso, una felpa contro il freddo mattinale. Feci un caffè di fretta e lo bevvi tutto d’un fiato. Scesi le scale a trotto cercando il mio passaggio, un portatore di una tradizione ancestrale. Il suo viso è una mappa, le sue mani hanno le marche di tutte le risorse che nel mare si possono trovare. I suoi occhi di un blu luminoso paragonabile alle macchie chiare del sabbiale marino dove la Posidonia non esiste. Fui con lui a pescare, a salpare le reti che aveva calato ore prima.


Le reti stavano davanti a casa mia, quel pezzo di terra paradisiaca al quale si chiamò Marina della Lobra, circa 500m dalla costa. Due chilometri di grovigli salpati, poi, dal mare. Fu la mia prima volta pescare; pensai potesse essere un jackpot perché avrei visto tantissimi pesci e perché avrei avuto ore e ore di lavoro per contarli, identificarli e misurarli. Il pescatore mi aveva avvertito che le mie aspettative erano troppo alte. Pensai: vedremo. In fin dei conti erano due chilometri di rete in un posto dove sempre c’è stata pesca abbondante. Quella gente è gente di mare. Il mio pescatore aveva in se generazioni e generazioni della stessa pratica. Era mio compito collaborare per uno studio di valutazione dello stato del mare e delle sue popolazioni di pesci. Identificarli, misurarli, contarli e pesarli. Una metodologia un po’ dettagliata ma non difficile.

Due ore erano passate. Cercai di capire come tutto funzionasse, cercai di addentrarmi nel quotidiano mattinale di un pescatore e insistetti nell’aiutarlo. Due ore passarono da quando avevamo cominciato a salpare la rete. Per mia fortuna, dopo 20min passati ad impegnarmi, vidi tre delfini saltellare vicino alla nostra barca… così vicino da passare circa 10m da noi. Ero felicissima! Fu la mia prima volta vederli nel loro habitat naturale. Il pescatore fu contento per me ma poi si inacidì credendo che alcuni dei nostri pesci sarebbero stati divorati per quegli animali tanto emblematici.

Il tempo passò e io non avrei mai pensato che due chilometri di rete portassero tanto tempo e in mezzo al sale e al sole, al sale e al mare, al sole e al freddo, le reti venivano vuote di pesce. Per mia felicità e conoscimento vidi pesci e altri animali marini che non avevo mai visto ma oltre di essere pochi erano anche piccoli. Capii che non era facile sfilacciarli dalla rete e che era necessaria molta pratica.

Alla fine di 2km di rete, di due ore di raccolta e di impegno, ero sorpresa e triste: in totale, avevamo pescato 12kg di pesce… e pezzi di plastica. Non è niente.

Non è niente!…

Il pescatore mi disse che quarant’anni fa lo scenario non poteva essere paragonato all’attuale, il pescato era abbondante con animali di grossa taglia. Lui giustica la causa di questa catástrofe con lo stato del fondale marino, che è sporco dovuto all’accumulo di plastica in tutte le sue forme. Sfortunatamente sono tanti gli altri motivi per cui il pesce scarseggia vertiginosamente. Ed è triste… Tutto questo mi porta a pensare che seppure gli sforzi di conservazione non siano pochi, siano lontani dall’ essere sufficienti.

Il mare sta morendo. Sta morendo davanti ai nostri occhi e sotto i nostri nasi.

Il mare non ha frontiere, né le delimitate per paesi né delimitate per aree marine protette come la nostra. Il nostro sforzo di conservazione si perde se in altri parti del mare non c’è protezione né uso responsabile delle sue risorse.

La questione si alza: è proprio vero che, se al passo in cui stiamo, nel 2050 ci sarà più plastica di pesce nel mare?

Non mi piacciono fatalismi neppure essere pessimista. Ma esperienze come questa mi fanno avere un’idea nuda e cruda della triste realtà di tanti posti e tutti noi sappiamo che da altre parti è incommensurabilmente peggio. Mai è stato così urgente l’esistenza di consapevolezza ambientale e capire che quello che succede nel mondo naturale ha delle ripercussioni sociali, economiche e politiche a tutti i livelli, dai più sottili ai più evidenti.

Mondo, svegliati. Se non agisci in favore di questa natura che ci ha dato tutti le risorse che ci hanno permesso di prosperare, lei morirà.
E noi pure.

 
 

FESTA DEL PESCE

Il 29 Settembre la squadra MARE è andata alla Festa del Pesce in Positano per rappresentare l’area marina protetta e dare una mano allo staff.

La Spiaggia di Fornillo era affollata e le preparazioni per la festa hanno cominciato tre giorni prima dell’inizio dell’evento. Abbiamo conosciuto una grande parte dello staff, persone fantastiche con storie di vita pittoresche, come Claudia Irace e Daniele. Gli abbiamo assistito assemblando i bidoni di spazzatura per il riciclaggio. Centinaia di persone erano aspettate dunque dovremmo essere sicuri che la spiaggia era ben guarnita di bidoni. Quattro persone e una ora e mezza per realizzare questo lavoro.

Per nostro grande disappunto, le persone se ne fregano di usarli propriamente, nonostante che ogni bidone aveva colori e simboli diversi come istruzioni esplicite per il riciclaggio. In parte dovuto a questo, quest’anno l’ente organizzatore della festa ha deciso di investire fortemente in piatti e posate biodegradabili. Altro, mentre comunicavamo con il pubblico le attività e obiettivi principali della AMP e l’importanza della Posidonia in questi mari, sebbene abbiamo avuto buone reazioni del pubblico in generale, un gruppo di giovani locali rispose negativamente al nostro intento di promuovere sensibilizzazione ambientale. Loro hanno espressato così tanto disinteresse nelle nostre strategie di conservazione che uno di loro ha minacciato che noi troveremmo il nostro info flyer a mare se glielo dessimo. Pazzesco! Per noi questo è assolutamente demotivante: la completa cecità e inconsapevolezza della gente più la mancanza di interesse e il sentimento di non importanza dei giovani locali in riguardo all’ambiente che grandemente influenza le circostanze delle loro vita quotidiana.

Ma noi non smettiamo. Continuiamo a sorridere, resiliente, svegli, consapevoli e centrati nella impronta che vogliamo lasciare. Tanto quanto possiamo proviamo di contattare tutti. Continuiamo concentrati nella nostra missione durante la serata, abbiamo mangiato cibo strabuono, abbiamo riso, ci siamo divertiti e sicuramente abbiamo avuto migliori idee e strategie diverse per persuadere le persone ad avere un comportamento più environmental friendly nella prossima Festa del Pesce.

Caretta caretta in Cilento, edizione 2018: 6 nidi, 450 tartarughine!

Nel mese di Settembre, 4 di noi erano invitato dal centro di ricerca di tartarughe marine “Stazione Zoologica Anton Dohrn Napoli” per partecipare al monitoraggio di due delle sei nidi di tartarughe Caretta caretta in Cilento.

Perché le nascite erano aspettate più o meno nel stesso tempo, abbiamo fatto due squadre: due di noi sono andati a Caprioli e gli altri erano a Montecorice. Il primo gruppo ha iniziato il 4 di settembre con il piano di rimanere fino il 13, mentre il secondo era dall’8, con la prevista di farlo fino il 16.

È più o meno possibile di sapere quando le piccole tartarughe dovrebbero uscire della sabbia ma come l’abbiamo sperimentato in Cilento, quando la natura è coinvolta niente è sicuro! Per questa ragione, dall’inizio alla fine  era necessario di sorvegliare i nidi 24/24 ore, in caso di movimento.

L’incubazione dura circa 60 giorni. I piccoli escono dalla sabbia 3-7 giorni dopo di avere rotto il loro uovo. Nascono con una piccola sacca embrionale che gli procura nutrizione per questi qualchi giorni sotto la sabbia prima della loro uscita. Il liquido contenuto nelle uova forma un genere di bozzolo attorno alle uova, e dal momento in cui questo bozzolo si rompa, sappiamo che i giovani escono presto. A una profondità circa a 30-50 centimetri, i piccoli lavorano insieme per arrivare alla superficie, e può richiedere ore prima di vedere la prima testa! Allora, appena la prima tartaruga uscita, si può vedere le tartarughine saltare fuori dalla sabbia come popcorn!

I due nidi si sono comportati in modo molto diverso.

A Caprioli dopo 2 notti in spiaggia, a prendersi cura del nido, finalmente nella notte del 7 settembre escono 53 tartarughe e poi altre due tartarughe scoppiano dalla sabbia, una la notte dopo e un’altra il 9 (dopo le prime nascite è ancora possibile che alcuni piccoli emergano nelle tre notti successive).

A Montecorice abbiamo appena finito di allestire il campo attorno al nido che il bozzolo si rompeva (annunciando che presto arriverebbero i neonati), dopo di che abbiamo ricevuto spiegazione sul nostro lavoro, e un’ora e mezza dopo 102 cuccioli sono emersi. Abbiamo allora tenuto i bambini per un’ora e mezza a scopo di ricerca: una volta che abbiamo pesato, misurato e controllato 34 dei 102, li abbiamo liberati tutti e li abbiamo visti camminare nel mare.

È interessante sapere che entrambi i nidi hanno prodotto una maggiorità di femmine perché il genere della tartaruga è determinato dopo la fecondazione: come la maggior parte delle tartarughe, alligatori e coccodrilli è la temperatura della progenie in via di sviluppo che determina se sarà maschio o femmina! In fatti, più caldo è, più probabilmente è per produrre femmine, e al contrario più freddo produrrà maschi.

L’11 settembre, la squadra di Caprioli aveva chiuso il nido e venne ad assistere all’apertura del nostro nido a Montecorice. L’apertura del nido è una parte cruciale delle indagini sui nidi delle tartarughe perché permette di scoprire cosa è successo sotto la sabbia negli ultimi 70 giorni. Ad esempio abbiamo scoperto che il nostro nido era un nido molto sano, con il 93 per cento delle uova  che ha dato alla luce piccoli, che alcune delle uova non avevano embrioni visibili, altre si, o anche che nessuna tartaruga è morta durante il viaggio fino alla superficie … Dopo aver prelevato campioni di DNA delle uova morte, abbiamo chiuso il nido e festeggiato questo bellissimo evento!

È stata un’esperienza straordinaria di dormire sulla spiaggia e vedere nella vita reale quello che ho visto da bambino nei documentari!

UMPE a Ieranto

Dopo una luuuunga estate, finalmente arriva il giorno di UN MARE PER ESPLORARE, programma di conoscenza e fruizione compatibile dell’ambiente marino per bimbi e genitori, organizzato dall’AMP Punta Campanella e dalla PRO LOCO Massa Lubrense, con il supporto logistico e organizzativo dell’Ass. MAREA Outdoors.

In partenza!!

Questa volta l’abbiamo fatta grossa: siamo partiti con canoe, pagaie, maschere e pinne per raggiungere la nostra wild bay, il fiore all’occhiello del Parco Marino, la Baia di Ieranto.

Con Matteo e Carlo, Ilaria Martina e Miriam, Valentina, Silvia e Alessandro – età media 7 anni e mezzo – ci siamo dati appuntamento in tarda mattinata sulla spiaggia della Perla per realizzare la nostra consueta attività di conoscenza del parco marino, ma le condizioni di mare perfetto, il numero limitato di bambini, la voglia di esplorare il mare come faceva James Cook nel XVIII secolo, ci ha portato a recuperare tutte le canoe possibili e imbarcarci per un’avventura coi fiocchi.

Ovviamente non potevamo fare ciò senza l’aiuto di genitori impavidi (Veronica, Rossana, Cira, Alba, Teresa), le guide MAREA Outdoors (Gianna, Nuria e Alba) e la superstite volontaria del project M.A.R.E. Laura (gli altri sono tutti in Cilento per monitorare i nidi di tartaruga marina oltre a Fabien in Croazia in qualità di capogruppo per la formazione di giovani sul tema dell’ambiente marino.

Il resto è storia di sole, sorrisi, mare blu, baia fantastica, tuffi dalla piattaforma, occhiate che si scansano, meduse che ci accarezzano e stelle marine che ci salutano.

l’esplorazione dei fondali mamma-figlia è un’emozione imperdibile

le occhiate protette dell’AMP Punta Campanell

Una “pelagia” medusa comune deinostri mari, soprattutto in questi periodi

La grotta dell’amore con la spiaggia più piccola del mondo

L’AMP Punta Campanella e il project M.A.R.E. promuovo il turismo ecocompatibile e la fruizione sostenibile delle risorse marine come mezzo per godere del mare e della natura senza comprometterla. Speriamo di riprendere presto queste attività in collaborazione con la PRO LOCO – che quest’anno sono state rallentate dalle mille attività in essere – soprattutto in vista dell’autunno e della sessione scolastica.

il ritorno…

…in famiglia…

… o su singoli