Il primo recupero di tartarughe della stagione!

Siamo alle solite! Primo freddo, prima mareggiata, primo soccorso tartarughe. Un copione che si ripete oramai da 10 anni, e nell’attesa che vengano adottati sistemi più intelligenti e innovativi per ridurre gli impatti sulle tartarughe marine (vedi  TED per esempio), non mi tiro indietro e con entusiasmo e curiosità parto alla volta del porto di Salerno, armato di bacinella, tappetino morbido (eh si, le tartarughe sono animali preziosi e quindi devono poter viaggiare comodi) e macchina fotografica.

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150 TARTARUGHE…

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foto di Gennaro Caiazzo – Centro sub Napoli – scattata in giugno ’16, nei pressi di Punta Campanella a circa 50 mt di profondità

…recuperate in 10 anni con una media di 15 all’anno, di cui il 90% recuperate a Salerno. Pare che i fondali detritici del golfo tartaruga-liberatadi Salerno, fatti di sabbia e fango, rappresentino una comoda residenza invernale per le tartarughe marine che non hanno voglia di migrare. Peccato che negli ultimi cento anni questa casa non è più sicura: sono decine i pescatori che strascicano in questa zona. Più fa mal tempo, più loro si avvicinano alla costa e maggiore è la probabilità di pescarle. Per fortuna ci contattano per  recuperarle e portarle in salvo (grazie anche alla collaborazione che abbiamo in essere con la Stazione Zoologica Anthon Dohrn – ma questo è un’altro capitolo del libro che di solito termina così). Dalle loro catture ricaviamo informazioni interessanti: gli animali recuperati sono quasi sempre di taglia medio-grande, subadulti e adulti, con una media di 60cm di carapace, e un massimo che supera in alcuni casi gli 80 cm. Quindi abbiamo a che fare con individui maturi o quasi che decidono di fermarsi qui? mentre i giovani migrano verso sud in cerca di acque più calde? Ancora non siamo in grado di dirlo con precisione, ma il lavoro in collaborazione con la SZN di Napoli dovrebbe prima o poi arrivare ad una definizione di questo fenomeno. Nota positiva: lo strascico non crea danni troppo seri alle tartarughe che dopo un pò di analisi e verifiche in acqua su galleggiabilità, plastica nelle feci, alimentazione, possono tornare in mare.

GIGANTI DEGLI ABISSI

Data la grande mole delle tartarughe (20-50 Kg) diventa anche difficile il recupero e il trasbordo dalla nave. A dscn0180volte la situazione si complica perchè i recuperi, come dicevo, avvengono in periodi di maltempo, di solito con pioggia e vento. Anche in questo passaggio ci sono i pescatori ad aiutarmi, con il loro esagerato senso di equilibrio sul ponte che collega la barca alla banchina. Sembra incredibile come riescano a muoversi con agilità su strette tavole di ponte in bilico, a trasportare casse di pesce e occasionalmente tartarughe giganti. Mani enormi e ruvide come la carta vetro, e la forza di chi alza pesi e lavora con tutti i muscoli del corpo per più di 10 ore al giorno. Che pensare di loro? Amici delle tartarughe o nemici del mare? Eroi o distruttori? Santi o Demoni?

L’UOMO E’ ANCORA PARTE DELL’ECOSISTEMA?

Col tempo ho imparato a conoscerli e per fortuna ho anche la possibilità di parlare con loro, scambiare opinioni, raccogliere dati etc. L’idea che mi sono fatto è la seguente (senza voler banalizzare): si tratta di persone che vivono ogni giorno a contatto con un mondo che è ai confini della nostra realtà quotidiana (e quindi è difficile per noi capire veramente). Sono quotidianamente immersi in un elemento molto forte, con il quale è difficile e pericoloso averci a che fare. Ogni giorno mettono a rischio la propria vita, e spesso tornano a casa con reti rotte, attrezzatura da manutenere, e tanto lavoro da fare ancora. Quando li vedo arrivare in porto, dopo 14 ore in barca, dovrebbero essere dei cadaveri che camminano ma sono sempre pieni di vita: ancora una volta hanno speso più della metà della loro giornata a contatto con una fonte di energia infinita qual’è il mare! Ogni giorno tornano a casa “carichi di meraviglia” e conservano nelle loro memorie infinite storie di mare, organismi incredibili tirati su con le reti, giornate di forte scirocco con mare forza 5, oppure straordinari paesaggi e colori che il mare ti offre. Potrebbero scrivere libri e libri di racconti, peccato che spesso sono considerati burberi ignoranti che non hanno tanto da aggiungere alla nostra vita, o anche peggio sono visti come veri e propri nemici del mare, da combattere e distruggere.

ENERGIA INFINITA vs RISORSE FINITE

Le risorse naturali del mondo sono finite, tutti noi lo sappiamo. E anche loro lo sanno! Conoscono le sofferenze del mare, tutti i giorni hanno a che fare con il degrado dei rifiuti che pescano con le loro reti a strascico (e che purtroppo devono ributtare a mare perchè in Italia non è possibile conferire a terra il rifiuto del mare – considerato svlcsnap-2016-12-05-14h20m01s253peciale). Cercano anche loro dei capri espiatori, a volte negli esseri umani (“l’inquinamento è la prima causa di morte del mare” – “i pescatori sportivi sono responsabili della riduzione degli stock ittici”) a volte nell’elemento naturale manomesso dalle politiche di conservazione (“i delfini stanno mangiando tutto il nostro pesce e voi continuate a proteggerli” – “quand’è che ci lascerete di nuovo pescare i tonni? ce ne sono così tanti nel Golfo che non riusciamo più a pescare un chilo di pesce”). Difficilmente ammettono di esser parte – come tutti noi del resto – del programma di distruzione del mondo che ogni giorno con incredibile perseveranza mettiamo in atto da oramai qualche millennio.

ARRIVIAMO AL DUNQUE..
Anche quest’anno si ripropone all’orizzonte una nuova opportunità, che ci permette di guardare le cose da una diversa angolazione. Si chiama Bruno, studente dell’ultimo anno della specialistica MARE dell’Università Federico II di Napoli, che per il suo lavoro di tesi ha iniziato a fare questionari ai pescatori per capirne di più sull’interazione tra gli strumenti da pesca e le tartarughe marine. Lo studio è parte di un lavoro di indagine più grande che la SZN vuol realizzare, e che passa attraverso tutto o quasi i porti della costa campana, con il supporto di operatori sparsi sul territorio.
Risultato? Di sicuro uno strumento per spendere qualche minuto in più a parlare con i pescatori senza perdersi troppo in battute del tipo “Oggi a pranzo brodo di tartaruga?” (che comunque verrà prima o poi nominato da qualsiasi pescatore). Molto interessanti le risposte alle varie domande, ma quello che vi voglio raccontare è una storia, che la dice lunga sulle tradizioni locali in termini di consumo di carne di tartaruga e di sfiducia nelle istituzioni.
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Bruno intervista un pescatore “amico delle tartarughe”
IL CAPO
Eh si, proprio lui, uno dei capi delle associazioni di pesca, intervistato, ci racconta questa storia incredibile, ambientata secondo lui tra i 35 e i 40 anni fa a Salerno (noi diremmo massimo 30 anni fa, date le persone citate). “All’epoca le tartarughe si vendevano ancora al mercato ittico di Pontecagnano anche se già non si poteva più fare. Si guadagnava dalle 500 mila lire al milione, soprattutto per il guscio, ma anche per la carne. Mi capitò di pescare una tartaruga di dimensioni enormi e proprio perchè pensavo fosse un’evento di particolare rilevanza chiamai la Stazione Zoologica di Napoli e accordai con la dott.ssa Bentivegna il trasferimento dell’animale presso il loro centro di ricerca, sottraendolo alla macellazione. Dato che era troppo tardi per andare a Napoli lasciai la tartaruga nell’acquario di un mio amico che possedeva un negozio ai confini tra Salerno e Pontecagnano. Arrivai poi a casa e appena entrai dalla porta squillò il telefono. Era il Comandante della Finanza che mi chiamò per nome e mi chiese se quel giorno avessi catturato una tartaruga. Io risposi di si. Mi intimò di metterla subito a mare dato che è una specie protetta e che bisogna rispettare le regole. E io risposi che all’indomani l’avrei fatto, non potevo farlo subito dato che era tardi e il negozio era chiuso. Il giorno dopo appena sveglio mi recai dal mio amico, e, in barba alle raccomandazioni del finanziere, presi la tartaruga e la portai al mercato di Pontecagnano. Ne ricavai 800 mila lire.”
Bando ai commenti, la mia domanda è: vale la pena svegliarsi alle 5 del mattino per intervistare i pescatori? Direi proprio di si!
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Reti da pesca sulla banchina del Porto di Salerno